Numerosi sono stati, lungo la storia, “i contatti tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Apostolica armena – ricorda il Santo Padre – come pure si sono verificati vari tentativi per ristabilire la piena comunione”. “Ora – prosegue il Papa – dobbiamo pregare e operare fervorosamente affinché possa presto giungere il giorno in cui le nostre Sedi ed i nostri Vescovi saranno in piena comunione ancora una volta, così che si possa celebrare insieme, al medesimo Altare, l’Eucarestia, segno supremo e sorgente di unità in Cristo”. Ma, “fino all’alba di quel giorno, ognuna delle nostre celebrazioni eucaristiche soffrirà dell’assenza del fratello che non è ancora lì”. All’intercessione di San Gregorio, il Santo Padre affida i pastori della Chiesa apostolica armena e il suo stesso ministero di Vescovo di Roma: “Possa io essere capace – dice – di esercitare questo ministero vieppiù come ‘un servizio di amore riconosciuto dagli uni e dagli altri’, così che tutti finalmente possano essere uno”.” “Parole di fratellanza e di gratitudine per la restituzione della reliquia, che rappresenta un “tesoro inestimabile” per la Chiesa armena, quelle espresse da Karekin II nella sua omelia. L’evento di oggi, prosegue, “è una gioiosa pietra miliare nella vita degli armeni che vivono in patria e nella diaspora”. La Chiesa Apostolica armena, dice ancora Karekin II, “abbraccia i suoi fratelli spirituali, rinnovando e rinforzando legami secolari e la cooperazione fra di noi”. Il ringraziamento del Catholicos si estende alla Chiesa e a tutti i cristiani che hanno teso la mano a tutti gli armeni sparsi nel mondo per sfuggire al genocidio. Infine rinnova “la forte speranza di poter ospitare” Giovanni Paolo II, di avere il “conforto della sua presenza” in occasione delle celebrazioni per i 1700 anni della cristianizzazione del Paese. ” “