“La storia dei rapporti tra Cristianità e Islam non fu solo di idee, ma anche di avvenimenti e lo stesso fatto storico può essere stato pensato o vissuto in modi diversi”. Lo ha detto Maria Pia Pedani Fabris, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, intervenendo oggi al Convegno della Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) in svolgimento nella città della Laguna sul tema “L’Islam tra noi: dalle paure al confronto”. “Come si può parlare di maniere diverse di vivere l’Islam – ha spiegato la studiosa, soffermandosi sui rapporti tra l’Europa cristiana e il mondo islamico – così vi furono tanti modi di percepirlo da parte di chi musulmano non era: la percezione che ne ebbero i cristiani non solo mutò col passare del tempo, ma anche si presentò diversificata in base alla regione e all’ambiente sociale o culturale di chi la espresse”. Lo stesso vale per il modo in cui i musulmani hanno guardato agli europei, che “non fu mai univoco ma variò anch’esso con il trascorrere dei secoli o con il mutare dei soggetti”. Nell’ XI secolo, ha sottolineato ad esempio Pedani Fabris, per l’Europa cristiana il musulmano assunse “le caratteristiche del nemico per eccellenza, un nemico tanto più pericoloso quanto il suo credo appariva sotto vari aspetti vicino al monoteismo cristiano”. Dal canto loro, i musulmani all’epoca delle Crociate “guardarono con indifferenza e superiorità quelli che a loro parvero a tutti, indistintamente, ‘franchi’; ciò impedì loro di interessarsi al mondo occidentale. L’arrivo dei crociati venne vissuto con rassegnazione, come la fame, il terremoto o la peste, la loro presenza fu accettata come un flagello voluto da Dio e la loro disfatta finale fu accolta come una liberazione”.