“Grazie per questa visita senza essere stato ricoverato”. Ha concluso così, oggi, Giovanni Paolo II la sua visita all’Università Cattolica di Roma, dove ha inaugurato ufficialmente l’anno accademico. Accolto ed interrotto diverse volte durante il suo discorso dalle ovazioni degli studenti, che hanno scandito a più riprese il suo nome, al termine della visita il Pontefice è stato salutato dall’inno delle Giornate mondiale della gioventù, improvvisato per lui dai ragazzi in segno di saluto. Ed al termine della parte dell’intervento rivolta direttamente agli studenti, Giovanni Paolo II, dopo aver raccomandato ai futuri medici di trattare i malati “come Cristo stesso”, ha aggiunto a braccio: “Anche io ho sperimentato un tale trattamento qui al Gemelli”. Il Pontefice, infatti, ha definito il Policlinico Gemelli, dove è stato ricoverato sei volte, un luogo “a me particolarmente caro anche per ciò che ha rappresentato in momenti difficili della mia vita”. Mentre gli ottant’anni dell’Università Cattolica hanno fatto ricordare al Papa la sua esperienza di docente (negli anni cinquanta) all’Università di Lublino, che ha “quasi la stessa età” – ha sottolineato il pontefice – dell’ateneo milanese. Lo “speciale affetto” del Papa verso i giovani si è reso evidente, inoltre, nella parte del suo intervento dedicata al loro “futuro servizio alla società”: “Voi – ha detto – sarete i dirigenti di domani, gli operatori culturali, sociali, sanitari dei prossimi decenni. Applicatevi con amore alla fatica dello studio e della ricerca, non limitandovi a sognare il pur legittimo successo professionale ma guardando alla bellezza del servizio che potrete rendere per l’edificazione di una società più giusta e solidale”.