Un invito ai medici e i farmacisti cattolici a rinnovare la loro “obiezione di coscienza”, “non rilasciando la necessaria ricetta medica” per Norlevo, la “pillola del giorno dopo” viene da mons. Marco Doldi, teologo moralista, in una riflessione che apparirà sul prossimo numero del Sir. La “pillola del giorno dopo” ed altri farmaci come la pillola RU-486, recentemente legalizzata negli Stati Uniti sono presentati come contraccezione “sicura”: “Perché occorre essere sicuri?” si chiede mons. Doldi. “A volte la sicurezza è ricercata come una difesa da un possibile nemico – osserva -: la porta blindata è una sicurezza contro i ladri, ingiusti aggressori. La pillola del giorno dopo, a ben pensarci, diventa la difesa sicura davanti ad un’eventuale figlio! In fondo qui sta la malizia di tali pratiche. Con la loro diffusione s’ingenera, specialmente nei giovani, l’idea che un figlio o una gravidanza siano un pericolo, da cui guardarsi. Su questa linea anche l’aborto è chiamato, più elegantemente, interruzione volontaria della gravidanza, come se quest’ultima fosse un processo biologico anomalo”. Questa è, secondo il teologo, “la radice del problema”, per cui esorta “pastori, genitori ed educatori” ad “annunciare il vangelo della vita, la buona notizia che la vita non è un pericolo o una malattia ma un dono da accogliere con gioia e gratitudine”: “Siamo chiamati, pertanto, ad impegnarci per far comprendere ai giovani che la sessualità non è disimpegno e divertimento consumistico ma il luogo dell’accoglienza della vita”. Inoltre, osserva mons. Doldi, “il fatto che il Ministero della Sanità e, più in generale, la cultura laica non riconosca la verità scientifica è preoccupante, ma anche segno chiaro di come quella corrente di pensiero, che rifiuta ogni visione religiosa, diventi paradossalmente confessionale e tocchi l’oscurantismo!”” “” “” “