“Grande è la fortuna di noi credenti. Grande è la fortuna di chi è cristiano”. Lo ha detto ieri sera a Bologna il card. Giacomo Biffi durante la Messa che ha presieduto per il Giubileo diocesano dei catechisti. “Grande è la fortuna dei credenti in Cristo. Però – ha aggiunto l’arcivescovo di Bologna – non andate a dirlo agli altri: non la capirebbero. E potrebbero anche aversela a male: potrebbero magari scambiare per presunzione il nostro buon umore per la felice consapevolezza di quello che siamo; potrebbero addirittura giudicare arroganza la nostra riconoscenza verso Dio Padre che ci ha colmati di regali. C’è perfino il rischio – ha detto il cardinale – di essere giudicati intolleranti: intolleranti solo perché non ci riesce di omologarci, disciplinatamente e possibilmente con cuore contrito, alla cultura imperante; intolleranti solo perché non ci riesce di smarrirci, come sarebbe ‘politicamente corretto’, nella generale confusione delle idee e dei comportamenti”. “Coloro che si affidano a Cristo – ha aggiunto Biffi – sono inoltre abbastanza difesi dalla tentazione di affidarsi a ciò che è inaffidabile. Anche questa è una fortuna non da poco. E’ stato giustamente notato come il mondo che ha smarrito la fede, non è che poi non creda più a niente: al contrario, è indotto a credere a tutto: crede agli oroscopi, che perciò non mancano mai nelle pagine dei giornali e delle riviste; crede ai gesti scaramantici, alla pubblicità, alla creme di bellezza; crede all’esistenza degli extraterrestri, al new age, alla metempsicosi; crede alle promesse elettorali, ai programmi politici, alle catechesi ideologiche che ogni giorno ci vengono inflitte dalla televisione. Crede a tutto, appunto. Perciò la distinzione più adeguata tra gli uomini del nostro tempo parrebbe non tanto tra credenti e non credenti, quanto tra credenti e creduloni”. (segue)