In Italia, sempre più religioni “entrano in classe”. E’ quanto fa notare “Famiglia oggi” (n. 11/2000), in un numero interamente dedicato al tema “Scolari stranieri”. A chiedersi, in particolare, cosa significa “porsi la problematica dell’insegnamento della religione in una realtà scolastica ormai multietnica” è Barbara Ghiringhelli, del Centro ambrosiano di documentazione per le religioni, secondo la quale “anche alla religione, in quanto disciplina scolastica, viene richiesta un’apertura interculturale”. Aprirsi alla “pluralità religiosa” senza cadere nel sincretismo religioso, avverte però la sociologa, non è facile: “La progettazione di un curricolo delle religioni – spiega – deve qualificarsi per la sua capacità di distinguere e differenziare, così come di individuare i caratteri di integrazione e connessione”. Riferendosi, poi, alla sperimentazione attuata in Italia sui nuovi programmi di insegnamento della religione cattolica, la sociologa fa notare che “le modifiche che lo riguardano chiamano in causa non solo le istituzioni statali ma anche ecclesiastiche”. Prima che ai progetti, però, per Ghiringhelli “bisogna pensare agli insegnanti” di Irc, per i quali i corsi di aggiornamento si rivelano fondamentali. Se “elaborata e valorizzata”, conclude infatti la sociologa, la dimensione religiosa può diventare “un fertilissimo terreno di riflessione, di confronto e quindi di conoscenza intersoggettiva e interculturale”.” “” “