SCUOLA. FAZIO, “NELL’ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE, IL SAPERE È LA PIÙ GRANDE RICCHEZZA”

“Nell’era della globalizzazione e della nuova economia, nella quale l’innovazione diviene il principale terreno di competizione, il sapere è, più che mai, la grande ricchezza dell’uomo”. Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, in un intervento scritto inviato in occasione del II Convegno sulla scuola cattolica, svoltosi oggi a Roma. Secondo Fazio, “la ricerca, lo studio, l’educazione acquisiscono un valore strategico” ed i “beni immateriali” acquisiranno un ruolo “mai prima ricoperto”. Questo perché, ha spiegato Fazio, “stare al passo con le trasformazioni, governarle e sapere suscitare ulteriori sviluppi innovativi deve essere obiettivo dei singoli e della società. Il rischio è che, se a questa esigenza non si risponde, si affermino forme nuove di divaricazione tra Paesi dotati di un avanzato capitale umano e Paesi i cui cittadini dispongono di poche risorse scientifiche, culturali e analitiche”. Per non produrre, tuttavia, “fenomeni gravi di emarginazione, di esclusione sociale, tra chi essa e chi non sa” il sapere “deve essere lo strumento per governare la natura, per porre l’economia al servizio dell’uomo; non può mai diventare strumento di oppressione”. Di qui, ha affermato il governatore, “l’importanza di una scuola in grado di rispondere prontamente alle esigenze sociali, di cogliere le opportunità, di effettuare sperimentazioni lungo vie innovative, senza rigidità e impedimenti”. Il “carattere pubblico della scuola”, per Fazio, deriva dal rifiuto di “visioni statalistiche o esasperatamente mercatistiche”, e dalla promozione di “sistemi integrati di istruzione che coinvolgano Stato, privati, terzo settore, ciascuno secondo proprie impostazioni, ma con il rispetto di predeterminati criteri e regole comuni”. Per l’Italia, ha concluso Fazio, “è oggi decisivo recuperare capacità competitiva” ed il “capitale umano che si inizia a formare nella scuola” è un “potente fattore di innalzamento” di esso. Ma non basta: “per promuovere la maggiore competitività sono necessari comportamenti e politiche che chiamano in causa i poteri pubblici, le imprese, le parti sociali”.