Tuttavia, prosegue il card. Christoph Schönborn, nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue “ci sono alcune enunciazioni sulle quali dobbiamo esprimere delle riserve. A cominciare da tutta la tematica relativa alla persona umana. Andava chiarito più esplicitamente che cosa si intende per persona umana, la cui vita deve essere protetta. Anche l’embrione, anche il portatore di handicap, anche chi si trova nella fase terminale della propria esistenza è un essere umano. E meritava di essere esplicitamente riconosciuto dalla Carta come tale. La protezione della persona umana, dal concepimento fino alla morte, è infatti una necessità urgente di fronte alle minacce continue rappresentate dall’aborto e dall’eutanasia. Altri limiti di questa Carta riguardano l’enunciazione della libertà religiosa: manca un riferimento allo Statuto delle Chiese e delle confessioni religiose come entità pubbliche, come realtà riconosciute dalla società e dall’ordinamento giuridico. Manca di chiarezza anche la nozione di famiglia definita dalla Carta: andava esplicitamente affermato che la famiglia è fondata sul matrimonio di un uomo con una donna. Invece ci si limita a rinviare alle legislazioni nazionali”.” “Inoltre, ad avviso del cardinale, “la questione principale oggi è rappresentata dai diritti dell’uomo che i giuristi chiamano di quarta generazione. A cominciare dai diritti che riguardano la bioetica. Su questo punto ci confrontiamo con realtà nuove che esigono una coscienza morale molto profonda e che sfuggono ancora ad un completo e corretto inquadramento giuridico. A questo proposito va detto che la Carta è inadeguata sul tema della clonazione: perché limitarsi a vietare la clonazione riproduttiva? Si rischia così di aprire indiscriminatamente la strada a quella terapeutica. E questo non possiamo accettarlo”.” “