SPORT E RAZZISMO: CARLO MAZZA, “LO STADIO NON È UNA ZONA FRANCA”

“Cori razzisti dalle tribune, provocazioni e insulti tra giocatori sono scene che nulla hanno a che fare con lo sport ma che, purtroppo, ci tocca vedere sempre più spesso nei campi di calcio. Lo stadio non è una zona franca dove tutto diventa possibile”, stigmatizza così, mons. Carlo Mazza, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale del tempo libero, turismo e sport, alcuni episodi di matrice razzista accaduti durante la recente partita di calcio tra la Lazio e la squadra inglese dell’Arsenal.” “”Sono episodi spiacevoli, non degni del calcio e dello sport in genere”, dichiara mons. Mazza, che è stato cappellano della squadra azzurra alle recenti Olimpiadi di Sidney. “In competizioni del genere la tensione è altissima, e non nego che la scintilla possa scoccare e causare risse ed episodi violenti. Ma questo deve rappresentare un’eccezione, non deve degenerare, specie quando in campo ci sono dei giocatori professionisti, che dovrebbero essere dei modelli di vita e di sport specie per i giovani”. Ed è “in nome della professionalità, ma anche della civiltà” che per Mazza “vanno evitati questi episodi per i quali basterebbe una buona dose di autocontrollo e di rispetto reciproco”. “Uno sport, come il calcio – conclude – è luogo di divertimento e di crescita umana dove dovrebbe prevalere la festa e il piacere della socializzazione anche tra tifosi di diverse squadre. L’auspicio è che il prossimo Giubileo degli sportivi rilanci un’immagine di sport legata a valori di pace, di solidarietà e di accoglienza”. ” “