L’ipotesi di “falso in bilancio”, contestata al card. Michele Giordano, arcivescovo di Napoli, dalla Procura della Repubblica di Napoli – e rilanciata in questi giorni da alcuni organi di stampa – non solo risale al luglio scorso, ma è già stata smentita da una “memoria esplicativa” fatta pervenire ai magistrati all’epoca dei fatti e poi accolta dalla stessa Procura, visto che l’Ispettore da essa incaricato di indagare “aveva sostanzialmente confermato l’ortodossia dell’acquirente”. E’ quanto fa notare il difensore del card. Giordano, in un comunicato stampa dove contesta l’accusa di falso in bilancio rivolta al porporato dagli amministratori di una società napoletana per aver dichiarato, nella stipula di un contratto di acquisto, “un prezzo inferiore a quello effettivamente corrisposto dalla venditrice”. Il legale di Giordano, invece, precisa che “l’acquisto era avvenuto previa autorizzazione della Congregazione per la Città del Vaticano; che a tale organismo la Curia aveva comunicato l’opportunità di indicare nell’atto un prezzo diverso da quello convenuto; che tale comportamento era pienamente legittimo”. “Ma i giornali sono un tribunale?”, si chiede Enzo Pelvi, nell’editoriale che verrà pubblicato sul prossimo numero di “Nuova stagione”, il settimanale diocesano di Napoli, secondo il quale i mass media hanno dimostrato, nell’interferire indiscrezioni su questa vicenda, “complice disinvoltura, senso di condanna, tendenza a ferire e distruggere persone e sane istituzioni”.