Il cambio della guardia al vertice della Jugoslavia tra Slobodan Milosevic e Vojislav Kostunica è un “sucesso del tutto virtuale” e gli aiuti per migliaia di miliardi di lire promessi ai nuovi governati “una cambiale firmata in bianco”. Lo sostiene Ezio Gosgnach, direttore de “La vita cattolica”, settimanale della diocesi di Udine, in una nota dedicata alle elezioni di Belgrado che apparirà domani sul Sir. “Europa e Usa – scrive Gosgnach – devono evitare l’errore di considerare i recenti avvenimenti in Serbia come trionfo della democrazia e della pace”. “Pochi l’avranno notato – aggiunge – ma tra la folla di dimostranti che ha dato l’assalto al parlamento jugoslavo, si vedevano molte bandiere nere cetniche”. Al direttore del settimanale udinese, non ha convinto il discorso di insediamento di Kostunica, che si è posto come priorità “il rafforzamento del legame col Montenegro, il ripristino della sovranità sul Kosovo e il ritorno della Jugoslavia nella comunità internazionale solo ‘se saranno rispettati e difesi i nostri interessi nazionali e la nostra dignità’. Il che, tradotto in linguaggio concreto, significa: no all’indipendenza del Montenegro (la repubblica che con la Serbia costituisce l’attuale federazione Jugoslava), no all’autonomia del Kosovo, no alla consegna al tribunale dell’Aja di Milosevic e di altri politici e militari serbi accusati di crimini di guerra, no al riconoscimento dell’aggressione della Serbia nei confronti della Croazia e della Bosnia-Erzegovina”. “Ai nuovi governanti – conclude Gosgnach – vanno poste precise condizioni per il ritorno della Jugoslavia nel consesso internazionale e per gli aiuti alla rinascita. Prime fra tutte la consegna dei criminali di guerra al tribunale dell’Aja, la pacificazione attraverso atti riparatori con i paesi vicini aggrediti militarmente e il rispetto dei diritti delle minoranze, compresa l’autodeterminazione del Montenegro e del Kosovo”.