GIUBILEO DEI VESCOVI, MONS. RE: NON RIDUCIAMOCI AD ESSERE “MANAGER” DELLA PASTORALE

“Ci può essere un Magistero episcopale ineccepibile – come deve essere ! – sul piano dell’ortodossia, e magari anche brillante, perché arricchito da cultura e facondia . Ma non basta. C’è bisogno di un Magistero vibrante, che sappia toccare i cuori trasmettendo un’esperienza viva del mistero”. Un Magistero che attinge questa forza interiore nella “contemplazione prolungata, amorosa, del volto di Cristo”. Il “Vescovo deve essere un innamorato di Cristo”. L’arcivescovo Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione vaticana dei Vescovi, imbastisce tutta l’omelia, che pronuncia questo pomeriggio nella Basilica di San Giovanni in Laterano durante la celebrazione penitenziale “Christi Iesu ministri”, in apertura del Giubileo dei Vescovi, sulla domanda che per tre volte Cristo rivolse a Pietro prima di affidargli la guida della Chiesa. Domanda che, spiega mons. Re, proprio questa sera viene riproposta a tutti i presuli presenti. Cristo Buon Pastore, osserva mons. Re, è il “modello supremo”, il “volto” al quale debbono conformarsi i vescovi se vogliono essere all'”altezza” della loro “vocazione”, “di fronte alle sfide che l’ora presente reca con sé”. Essere vescovi, nota ancora l’arcivescovo, vuol dire “essere guide del popolo di Dio”, ma vuol dire soprattutto essere “‘padri’ delle nostre comunità”. E ciò significa fare attenzione a ciascuna persona, farle sentire di essere stimata, accolta, guardata con amore. Nel governo pastorale, sottolinea, “dobbiamo stare attenti, carissimi confratelli, a non ridurci mai, per così dire, a manager della pastorale. Il ‘buon pastore’ e il ‘manager’ sono figure ben diverse!”.