“Beati i perseguitati a causa della giustizia, poiché di essi è il regno dei Cieli”. E’ stato scelto il brano delle Beatitudini per dare l’ultimo addio a mons. Emmanuel Kataliko, l’arcivescovo di Bukavu deceduto il 3 ottobre nelle vicinanze di Roma, mentre partecipava ai lavori del Secam (Simposio delle conferenze episcopali d’Africa e del Madagascar). La messa funebre è stata celebrata ieri a Roma presso la Cappella del Pontificio Collegio Urbano, alla presenza di 11 cardinali, oltre 120 vescovi ed un migliaio di persone. Mons. Kataliko era potuto rientrare solo lo scorso 14 settembre nella sua arcidiocesi di Bukavu, nell’est del Congo sotto occupazione ugando-rwandese. Era stato costretto all’esilio per 7 mesi dai ribelli dell’Rcd (Rassemblement congolais pour la democratie) per le sue continue prese di posizione in difesa della popolazione soggetta ad occupazione. “C’era un fuoco che bruciava in lui ha detto nell’omelia mons. Paul Mambe, vescovo di Kindu – causato dal fatto che non poteva tornare nella sua diocesi e soffriva perché ha lottato per la giustizia ma è stato accusato di incitare all’odio”. Il card. Frédéric Etsou Nzabi Bamungwabi, arcivescovo di Kinshasa e Presidente della Conferenza episcopale del Congo, ha ricordato gli ultimi momenti passati con mons. Kataliko e il cuore del suo messaggio ai vescovi che partecipano ai lavori del Secam: “I vescovi devono parlare, parlare agli uomini politici, alle autorità … perché i popoli africani soffrono e non possono più tacere”. Oggi pomeriggio la salma viene trasportata all’aeroporto di Fiumicino. Mons. Kataliko sarà sepolto a Bukavu a fianco di mons. Christophe Munzihirwa, il suo predecessore assassinato il 29 ottobre 1996, in un agguato durante l’avanzata delle truppe che combattevano contro il regime di Mobutu e che avrebbero conquistato il potere nel maggio 1997.