“Da quando sono partito per la missione, trent’anni fa, la mia vocazione cristiana non ha avuto tempo per dormire”. Lo spagnolo padre Edoardo Monje, claretiano, ha iniziato così ieri sera la sua testimonianza durante la Veglia di preghiera missionaria della diocesi di Roma, presieduta dal cardinale vicario Camillo Ruini nella basilica lateranense. Nel corso della celebrazione hanno ricevuto il mandato una decina di missionari in partenza per Honduras, Mali, Camerun, Kenya, Tanzania, Filippine e Indonesia, e una giovane coppia diretta in Mozambico con i due figli.” “”Ho lavorato per 17 anni a servizio dei fratelli musulmani in progetti di sviluppo”, ha raccontato padre Edoardo, fino al ’92 nelle Filippine e poi in Indonesia, a Timor Est. Nel 1984 venne rapito: “Due gruppi armati mi minacciarono di morte e mi sequestrarono: per loro era un modo per togliermi dalla missione, per me era un servizio al Vangelo e alla Chiesa”. “Quando mi hanno messo il fucile in bocca, ho visto la mia vita dalla parte di Dio – ha proseguito il religioso -. Dopo la liberazione, davanti alla folla di musulmani, ho espresso il mio perdono, dicendo: ‘Noi cristiani amiamo tutti voi e non vogliamo fare del male a nessuno'”. A Timor Est “un miliziano ha fermato la mano di chi stava per spararmi. E ora, indegno di proclamare il Vangelo con la mia morte, vorrei annunciarlo con la vita”.” “