Occorre “rispettare allo stesso tempo il diritto alla diversità e le regole della vita comune”. Lo hanno detto i direttori nazionali della pastorale dei migranti in Europa che su invito del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), si sono ritrovati a Strasburgo dal 14 al 17 settembre 2000. Alla sessione erano rappresentati 19 paesi, dall’Irlanda alla Turchia e dalla Svezia al Portogallo. I direttori nazionali hanno sottolineato che “i movimenti migratori contribuiscono a creare una società sempre più pluriculturale e multireligiosa” ma stanno anche facendo registrare “in alcuni casi un aumento dei fenomeni di xenofobia, anche in comunità dove gli immigrati rappresentano una minoranza”. Come fare per far fronte a queste situazioni? “Una pastorale che si limita all’accoglienza – hanno detto i direttori europei – non è sufficiente. La situazione attuale esige un nuovo slancio missionario delle parrocchie e nuovi cammini pastorali rispondenti a una società sempre più pluriculturale”. In questo contesto, “un’attenzione particolare” va rivolta ai mezzi di comunicazione, soprattutto “a quelli che sono di responsabilità della Chiesa, perché essi hanno un’influenza sull’opinione pubblica nella difesa e nella promozione dei diritti e della dignità della persona umana”. I direttori nazionali della pastorale dei migranti in Europa hanno sollecitato una maggiore attenzione “ai problemi legati alle migrazioni della donne”. “Il commercio delle donne, controllato dalla mafia internazionale – hanno detto – deve essere denunciato”. Le chiese europee hanno infine raccomandato “una collaborazione ecumenica nella pastorale dei migranti”. Il Ccee ha annunciato che durante la sua prossima riunione che avrà luogo a Lovanio a fine ottobre, sarà presentato all’assemblea plenaria un rapporto sulla pastorale dei migranti.