Preservare la specificità del carattere religioso della Città Santa attraverso uno statuto speciale garantito a livello internazionale. Giovanni Paolo II ha riproposto la linea della Santa Sede per una soluzione della “delicata questione di Gerusalemme” al nuovo ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Yosef Neville Lamdan, che ha presentato questa mattina le lettere credenziali. Ribadendo la “speciale preoccupazione” della Santa Sede sul problema, il Papa ha sottolineato che “la storia e l’attuale realtà dei rapporti interreligiosi in Terra Santa è tale che una pace giusta e durevole non sarebbe prevedibile senza una qualche forma di supporto da parte della comunità internazionale”. Lo scopo di questo supporto internazionale, ha proseguito il Papa, dovrebbe essere “la conservazione del patrimonio culturale e religioso della Città Santa, un patrimonio che appartiene ad Ebrei, Cristiani e Musulmani in tutto il mondo e all’intera comunità internazionale”. Infatti, ha precisato il Santo Padre, “i Luoghi Santi non sono solo semplici memoriali del passato ma sono e devono continuare ad essere il nervo centrale” delle comunità dei credenti, “liberi di esercitare i loro diritti e doveri, vivendo in armonia gli uni con gli altri”. Ciò che importante, ha rilevato, “non è soltanto preservare e mantenere il libero accesso ai luoghi santi delle tre religioni, ma anche il libero esercizio dei diritti religiosi e civili che riguardano i membri, i luoghi e le attività delle varie comunità. Il risultato finale deve essere – come ho detto durante la mia visita in Terra Santa (ndr) – una Gerusalemme e una Terra Santa nella quale le varie comunità religiose riescano a vivere e lavorare insieme in amicizia ed armonia, una Gerusalemme che sarà capace di essere veramente una Città della Pace per tutte le genti”. (segue)” “” “