MINE ANTIUOMO: L’APPELLO DELLA SANTA SEDE AI PAESI CHE ANCORA NON HANNO ADERITO ALLA CONVENZIONE

“Qualunque sia la loro efficacia militare, le mine non sono un mezzo proporzionato al prezzo che la popolazione civile deve pagare”. Lo ha detto mons. Giuseppe Bertello, osservatore permanente della Santa Sede presso l’ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, intervenendo nella citta svizzera alla II Assemblea degli Stati che fanno parte della Convezione sulla interdizione delle mine antiuomo. Ricordando che anche la Santa Sede ha ratificato la Convezione, mons. Bertello ha invitato tutti gli Stati a fare altrettanto. Più numerosi saranno i Paesi che ne fanno parte, ha detto, “più velocemente i suoi principi entreranno nella dottrina e nella pratica del diritto internazionale”. “Le mine – ha osservato mons. Bertello – non fanno alcuna distinzione tra le loro vittime”. Mettono in pericolo la popolazione civile di un Paese, impediscono lo sviluppo dei popoli, “diminuiscono la capacità produttiva delle regioni che dipendono essenzialmente dall’agricoltura”. “La situazione – ha proseguito mons. Bertello – diventa ancora più critica quando termina il conflitto. I Paesi poveri non hanno i mezzi per sminare i campi che è opera necessaria per la riprese economica”. “Si potrebbe aggiungere – ha detto mons. Bertello – anche la tragedia delle famiglie che devono assumersi il compito di assistere le vittime senza spesso averne i mezzi, l’isolamento delle vittime, la loro emarginazione”. “La ratifica della Convenzione da parte della Santa Sede – ha concluso mons. Bertello – vorrebbe anche incoraggiare la realizzazione dell’art. 6 per la messa in atto di una cooperazione internazionale efficace nei campi finanziari, tecnologici e delle risorse umane”.