Una “diplomazia del Vangelo” nella quale “le doti di umana prudenza, intelligenza e sensibilità devono sposarsi” allo “spirito delle Beatitudini”. Risiede qui, “in questa tensione spirituale” la “forza” e il “segreto” dei “rappresentanti del Papa presso i governi nazionali o presso le istituzioni sovranazionali”, ma in primo luogo “testimoni del suo ministero di unità presso le Chiese locali”, ai cui Pastori assicurano “la possibilità di un contatto costante con la Sede Apostolica”. Giovanni Paolo II ha delineato così la figura dei nunzi apostolici che questa mattina ha ricevuto in udienza, salutandoli personalmente uno ad uno, in occasione del loro Giubileo. Prima di recarsi dal Santo Padre, 150 nunzi apostolici e i rappresentanti pontifici, giunti da tutto il mondo avevano partecipato alla Messa nella Basilica vaticana, presieduta dal card. Angelo Sodano. Sotto la spinta del Concilio Ecumenico Vaticano II, ha sottolineato il Papa, per i nunzi è venuto crescendo un altro compito, che è “il servizio a quella piena unità di tutti i cristiani”, così come quello della ricerca e del consolidamento di “un’armonica relazione con tutti i credenti in Dio, e di un dialogo sincero con gli uomini di buona volontà”. Nel loro servizio diplomatico, ha ricordato il Santo Padre, i nunzi hanno avuto come ‘”colleghi” anche i due Papi recentemente beatificati, Pio IX e Giovanni XIII. Di quest’ultimo il Papa ha richiamato il motto ‘oboedientia et pax’, che può essere un “valido antidoto contro l’abbattimento o la tristezza che può assalirvi quando un’iniziativa lungamente curata non sortisce gli esiti desiderati”. Il Papa ha quindi evidenziato il “servizio di comunione” con le Chiese locali che i nunzi sono chiamati ad operare, un servizio che non può essere “una fredda intermediazione burocratica” ma “un’autentica presenza pastorale”.