“Il popolo armeno conosce bene la Croce: la porta profondamente nel suo cuore. Essa è il simbolo della sua identità, delle tragedie della sua storia e della gloria della sua ripresa dopo ogni avvenimento avverso. In tutti i tempi, il sangue dei vostri martiri si è unito a quello del Crocifisso. Generazioni intere di armeni non hanno esitato ad offrire la loro vita per non rinnegare la propria fede che vi appartiene come il colore appartiene alla pelle”. Sono alcune delle riflessioni del discorso che Giovanni Paolo II ha rivolto, questa mattina, a circa 350 partecipanti al pellegrinaggio giubilare del Patriarcato Armeno Cattolico, accompagnati da Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX. La comunità dell’Armenia è sempre presente nelle preghiere del Santo Padre, che ha raccomandato che gli armeni che oggi si trovano sparsi nel mondo intero, e che con “duro lavoro” hanno conquistato “sicurezza economica e sociale”, si prendano cura dei loro compatrioti, “in uno sforzo di comune rinascita”. In Armenia infatti, ha ricordato il Santo Padre, una “grande povertà mette a dura prova” la popolazione, e provoca “la tentazione di nuovi esodi per cercare una vita migliore e dare sicurezza alle famiglie”. “Il vostro popolo – ha detto Giovanni Paolo II – chiede pane e giustizia, domanda alla politica di essere ciò che dovrebbe essere per vocazione profonda: il servizio onesto e disinteressato al bene comune, la lotta affinché anche i più poveri e i più deboli, possano vivere un’esistenza degna ed umana”.