Dialogo interreligioso e tra culture, solidarietà verso i popoli più svantaggiati, prevenzione dei conflitti e impegno per la pace: sono queste le sfide che dovrà affrontare la diplomazia vaticana nell’immediato futuro. A parlare delle attività e del ruolo internazionale della Santa Sede è mons. Celestino Migliore, Sotto-Segretario per i rapporti con gli Stati, per la Segreteria di Stato vaticana, in un intervista che verrà pubblicata, insieme ad altri servizi, nel numero di domani di “Sir Giubileo”, dedicato al Giubileo dei Nunzi apostolici. Tra le priorità mons. Migliore indica la necessità di “collaborare a dare una risposta alla domanda di unità nella diversità, che emerge da tante parti; prevenire lo scontro e promuovere, invece, l’incontro, il dialogo e la cooperazione tra culture, civiltà, etnie e religioni; mettere la propria voce a disposizione di chi non ha voce, di chi non ha prospettive di accesso nell’era dell’accesso e della globalizzazione; ma, soprattutto, mantenersi in ascolto e al servizio di chi vuol dare un senso alla coesistenza e alla cooperazione delle comunità umane e dei popoli”. Durante il pontificato di Papa Giovanni Paolo II, e cioè negli ultimi ventidue anni, il numero dei Paesi che intrattengono relazioni diplomatiche con la Santa Sede è raddoppiato da 85 a 173. “Segno di una accresciuta disponibilità a collaborare con altrettante Nazioni – rileva mons. Migliore – in favore non solo della locale comunità cattolica, ma del bene comune dell’intera società”.