“I criteri per ammettere gli immigrati non possono essere solamente economici e previdenziali. Occorre che ci si preoccupi seriamente di salvare l’identità della propria nazione”. E’ l’appello lanciato dal card. Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, allo Stato e alla società civile, nel corso di una relazione tenuta oggi su “La città di S. Petronio nel terzo millennio”. “L’Italia – ha fatto notare Biffi – non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza tradizioni vive e vitali, senza una inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente, come se non ci fosse un patrimonio tipico di umanesimo e di civiltà che non deve andare perduto”. Per una “pacifica convivenza e auspicabile integrazione”, è la tesi del cardinale, “occorre che chi intende risiedere stabilmente da noi sia facilitato e concretamente sollecitato a conoscere al meglio le tradizioni e l’identità della peculiare umanità della quale egli chiede di far parte”. Una particolare attenzione, secondo Biffi, va riservata ai musulmani, i quali – oltre ad “una forma di alimentazione diversa, un diverso giorno festivo, un diritto di famiglia incompatibile col nostro, una concezione della donna lontanissima dalla nostra” – hanno “una visione rigorosamente integralista della vita pubblica”, che consiste nella “perfetta immedesimazione tra religione e politica”. Il cattolicesimo, invece, anche se non più la religione ufficiale dello Stato, rimane per Biffi la “religione storica” della nazione italiana ed è “del tutto incongruo assimilarlo alle altre forme religiose o culturali, alle quali dovrà essere sì assicurata piena libertà di esistere e di operare, senza però che questo comporti o provochi un livellamento innaturale o addirittura un annichilimento dei più alti valori della nostra civiltà”. ” “” “