“Ero stato altre volte in quel campeggio e devo dire, con tutta sincerità, che faceva impressione”, testimonia mons. Antonio Cantisani, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, la diocesi dove si trova Soverato. “Anche un inesperto – prosegue il vescovo in un’intervista che sarà pubblicata sul prossimo numero del Sir – si pone la domanda: ‘come si fa a dare la concessione ad un campeggio sul greto del fiume, non molto lontano dal mare?’. Purtroppo è la solita storia: le concessioni sono state date molti anni addietro e poi nessuno ha più controllato”. “Giustamente la magistratura ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità ma io – nota Cantisani – preferisco parlare di corresponsabilità di tutti noi. Nel senso che siamo tutti responsabili della salvaguardia del creato. Bisogna educare in maniera capillare all’amore per la natura e, al tempo stesso, dobbiamo formarci alla cultura della prevenzione osservando ogni giorno quelle norme elementari di sicurezza che, molte volte, sono dettate anzitutto dal buon senso”. Il vescovo lancia un appello: “Le leggi ci sono: bisogna farle applicare. Spesso si fa invece lo ‘scarica barile’. Il degrado idrogeologico è molto diffuso nel nostro Paese, specie in Calabria: vorrei che questa tragedia ci stimoli a fare la nostra parte ogni giorno per porre rimedio a questa situazione. Ho ammirato qualche familiare delle vittime che diceva: ‘mio fratello è morto, mio papà è morto, ora desidero solo che una cosa del genere non succeda più’. Anche io penso che dobbiamo assolutamente dire ‘no’ alla fatalità. Spero che domani non ci saremo già dimenticati della tragedia che è successa ieri”.