SIERRA LEONE: MISSIONARI RAPITI, I SAVERIANI CONTINUANO A SPERARE

Dopo il ritrovamento, sano e salvo, del volontario laico Giuseppe Giacomello – che si pensava fosse stato sequestrato in Sierra Leone dai ribelli del Ruf (Fronte unito rivoluzionario) – i saveriani in Italia continuano a seguire da vicino l’evolversi della situazione e a sperare in una rapida liberazione dei due missionari rapiti a Pamlap (in zona di frontiera con la Guinea), padre Franco Manganello e padre Vittorio Mosele. “Ciò che fa ben sperare – dice padre Angelo Ulian, segretario generale dei saveriani – è il fatto che Wandi, il capo dei combattenti che hanno rapito i due padri, sia una persona conosciuta da entrambi. I due missionari svolgevano infatti un opera di mediazione tra i ribelli. Per questo speriamo che non infierirà”. Il volontario laico ha raccontato i particolari dell’accaduto, dal momento dell’inizio degli scontri tra le forze regolari dell’esercito della Guinea-Conakry e i ribelli del Ruf. Mentre i due sacerdoti avevano scelto di rimanere rifugiati in casa, Giacomello, dopo essere stato derubato da due ribelli, si è nascosto per una intera notte nel vicino cimitero. Quando è tornato ha trovato la casa saccheggiata e i due missionari spariti. Ora è alloggiato a Forekaria, in Guinea, nella missione saveriana di padre Pietro Lazzarini. “Probabilmente il motivo degli scontri era il procacciamento di riso – dice padre Ulian -. I ribelli, infatti, usano fare rifornimento di riso in Guinea, ma stavolta il capo delle forze armate guineane non li ha fatti passare. Forse il rapimento è legato a questo episodio, per far parlare di sé ed essere per un po’ sotto i riflettori internazionali. Però i rapitori non si sono ancora fatti vivi con rivendicazioni o richieste”.