“Anche in caso di adulterio il perdono è fortemente auspicato e consigliato dall’autorità ecclesiastica”: lo ha detto, durante i lavori del XXXII Congresso nazionale dell’Associazione Canonistica Italiana sul tema “Crisi coniugali: riconciliazione e contenzioso giudiziario”, mons. Umberto Tramma, Segretario aggiunto del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi. Secondo mons. Tramma, infatti, mentre da un lato la Chiesa “riafferma la propria competenza sul matrimonio in quanto sacramento”, e “si impegna perché i coniugi eventualmente separati si riavvicinino, ricostituendo l’unità del matrimonio, dal punto di vista giudiziario, quando si arriva alla causa di separazione, l’indicazione ecclesiastica è che tali cause siano trattate davanti ai tribunali civili, fatto salvo il diritto di adire all’autorità ecclesiastica se i due coniugi sono uniti da vincolo solo religioso”. Il congresso dei canonisti ha visto anche la presenza, questa mattina, del presidente della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli, che ha affrontato il tema del “Riconoscimento civile delle nullità matrimoniali”. Il problema, tra i più discussi e controversi, va affrontato – secondo Mirabelli – “tenendo presente l’obiettivo principale che è la soluzione della controversia secondo diritto. Se il diritto ecclesiastico è idoneo a risolvere la controversia – ha proseguito – benché ‘straniero’, sarà idoneo a risolverla anche sul piano del diritto nazionale, anche se con ciò non diventa atto del nuovo ordinamento”. Mirabelli ha comunque precisato che “permangono problemi di esclusività della giurisdizione statale ed il contesto di valutazione è quello dell’integrazione delle giurisdizioni, cercando di essere più attenti alla condizione concreta delle persone”.