Soprattutto nei paesi a maggioranza non cristiana, missionari e teologi corrono il pericolo di “ridurre” il messaggio cristiano e “per un convivere facile fra le religioni mettono in dubbio l’evangelizzazione”. Ecco perché “è molto importante che la missione abbia motivazioni teologiche che pescano nella Bibbia e nella tradizione: non si può negare il comando di Cristo di andare a tutti i popoli”. E’ l’opinione mons. Marcello Zago, da due anni segretario di Propaganda Fide in merito al documento “Dominus Jesus”. Rispondendo all’agenzia Fides, mons. Zago ha detto che “il senso del documento è nel richiamare degli aspetti teologici dimenticati, ma per andare al cuore della fede e di cosa vuol dire essere cristiani ovunque”.” “”Nell’insieme – ha proseguito mons. Zago – gli istituti missionari sono sensibili al mandato missionario. Questo non esclude che all’interno degli istituti vi siano gruppi che sposano queste posizioni più relativiste. Talvolta si ha l’impressione che la missione sia divenuta un reattivo ‘usa-e-getta’: vi sono prese di posizioni immediate, tristi e rabbiose contro le ingiustizie, sull’ecologia, sulla povertà… Ma tutte queste prese di posizione non rischiano di oscurare l’annuncio e la gioia della fede in Gesù Cristo? Non mi sembra una tendenza generale, ma vi sono queste posizioni. Il problema è l’equilibrio nei diversi compiti della missione. La giustizia, la fame nel mondo, ecc. sono aspetti legati alla missione. Ma manca talvolta l’equilibrio per rivedere che il centro di tutta l’azione è vivere il Vangelo di Gesù Cristo e annunciarlo agli altri”.” “