CONVEGNO CARITAS: MONS. ANTONELLI, “UNA CHIESA CAPACE DI NAVIGARE IN MARE APERTO” (2)

Passando in rassegna i contenuti del documento, mons. Antonelli esordisce con quelli del primo capitolo dedicato a “Gesù Cristo, salvatore dell’uomo”. “E’ lui – ha detto il segretario generale della Cei – il soggetto primo dell’evangelizzazione. Noi tutti, come comunità cristiane e come singoli cristiani, siamo coinvolti nella sua missione. Il suo incontro con gli uomini di oggi, la sua comunicazione salvifica, avviene tramite la Chiesa di oggi”. Il secondo capitolo analizza il contesto culturale nel quale si innesta la missione. “Il nostro – ha osservato mons. Antonelli – è un tempo di cambiamento, tempo di rapide e radicali innovazioni, che riguardano la scienza e la tecnologia, l’economia e la vita sociale, i modelli culturali e la forma del vivere civile, il modo stesso di essere uomini”. “E’ vero che la caduta delle ideologie totalizzanti e delle grandi utopie di liberazione storica – ha proseguito mons. Antonelli – ha dato luogo a relativismo, senso del provvisorio, frammentazione di saperi e di esperienze, indifferenza diffusa per le domande radicale. Tuttavia la vita difficilmente si lascia ridurre ad una successione di frammenti effimeri, al consumo di un presente senza memoria e senza prospettiva di futuro”. “Le gradi domande sull’uomo – ha detto mons. Antonelli – rimangono spesso latenti e inespresse. E’ necessario farle emergere e coltivare i molteplici germi positivi che ritrovano nella persone e nelle tendenze culturali”. Per rispondere adeguatamente a questa missione, occorre innanzitutto “il miracolo della santità”. “Per l’evangelizzazione – ha detto mons. Antonelli – conta soprattutto la qualità dei cristiani, delle comunità ecclesiali, degli operatori pastorali e delle relazioni tra di loro. Possono essere preziosi anche programmi, iniziative, opere, strumenti e organizzazione, ma vengono dopo”.