ACLI: I “NO-GLOBAL” DIVENTINO COSCIENZA CRITICA

Il movimento no-global dovrebbe “porsi come coscienza critica dell’assenza di ‘governance’ mondiale, aumentando la partecipazione della società civile alle scelte delle organizzazioni internazionali”. Lo ha affermato oggi Luigi Bobba, presidente nazionale delle Acli, che in apertura del convegno nazionale di studi su “Il cittadino globale tra solitudine e rinascita della comunità” in corso, fino al 2 settembre, all’Abbazia di Vallombrosa (Fi), ha toccato i temi del G8, “non per riprodurre anche qui il teatrino della politica italiana ma per disotterrare ciò che di positivo quell’evento, drammatico e perfino tragico, ha segnato”. Ciò che è emerso a Genova, secondo Bobba, “è la voglia di esserci di tanti giovani e meno giovani”, forse “un po’ indistinta e senza obiettivi chiari ma forte, tenace, prorompente”. A suo avviso il movimento non deve “lasciarsi trasformare in soggetto politico, in una sorta di partito anti-globalizzazione”, anche per “evitare una deriva in stile anni ’70, che segnerebbe una grave regressione culturale e politica”. Al contrario, deve porsi l’obiettivo di essere “coscienza critica” rispetto alle scelte delle organizzazioni internazionali, “selezionando pochi essenziali traguardi da raggiungere: il rispetto degli accordi di Kyoto, l’introduzione della Tobin tax, lo 0,7 del Pil ai Paesi poveri, la cancellazione di tutto il debito, nuove regole per il commercio mondiale, la riconversione del traffico d’armi, l’accesso a tutti i farmaci essenziali”. (segue)