RAZZISMO: LA NUOVA EDIZIONE DEL DOCUMENTO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO

La sala stampa della Santa Sede ha diffuso la nuova edizione del documento del Pontificio Consiglio Giustizia e pace dal titolo “La Chiesa di fronte al razzismo. Per una società più fraterna”. Questo testo era stato pubblicato nel 1988 dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace ed è stato ripresentato, in edizione aggiornata, dal card. Roger Etchegaray nel corso della 3ª e ultima sessione del Comitato preparatorio della prossima conferenza contro il razzismo, che si è riunito a Ginevra al principio di agosto. La nuova edizione ripropone il documento del 1988 e vi aggiunge una nuova introduzione nella quale si affrontano i temi più dibattuti in preparazione alla conferenza mondiale della Nazioni Unite contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza, che si terrà a Durban, in Sudafrica, dal 31 agosto al 7 settembre.” “Il documento rileva come, paradossalmente, mentre si diffonde la globalizzazione e l’interdipendenza dei popoli, di pari passo cresce “la violenza etnica” e i nazionalismi. Il Pontificio Consiglio inoltre osserva: “Mentre la legge dovrebbe aver virtualmente abolito la schiavitù ovunque, questa pratica ancora persiste, in particolare in Africa tra persone di differenti gruppi etnici, o sotto diverse forme, con la crudeltà dello sfruttamento dei bambini, la prostituzione o l’immigrazione illegale”. La Santa Sede denuncia poi la “persistenza del pregiudizio antisemita” mentre, per quanto riguarda il risarcimento dei discendenti delle vittime della schiavitù afferma che “non è compito della chiesa proporre una soluzione tecnica ad un problema così complesso”. Tuttavia rileva che “la richiesta di riparazione rafforza l’obbligo di dare un aiuto sostanziale ai paesi in via di sviluppo, un obbligo che grava soprattutto sulle nazioni più sviluppate”. Il documento pontificio condanna infine nuove forme di discriminazioni razziale e schiavitù di cui sono vittime i “bambini non nati” e gli embrioni utilizzati per la sperimentazione. “C’è il rischio di una nuova forma di razzismo – afferma – perché lo sviluppo di queste tecniche potrebbe condurre alla creazione di una ‘sub categoria di esseri umani’ destinata esclusivamente a soddisfare le esigenze di altri”.” “