Il teologo e moralista, don Marco Doldi, in una nota che sarà pubblicata sul prossimo numero del Sir, interviene in merito al caso di una giovane inglese che si è offerta di portare avanti una gravidanza per conto di una coppia californiana con seme di donatori esterni. Quando la giovane ha scoperto di aspettare due gemelli, la coppia californiana prima le ha chiesto di abortire e, successivamente, ha rotto il “contratto” aprendo una lunga controversia legale. “Al di là delle gravi questioni etiche che la vicenda solleva – commenta don Doldi – il punto fondamentale è a monte. In molti pensano che si possa decidere liberamente dell’essere umano nelle prime fasi del suo sviluppo. La coppia californiana ha deciso di avere un figlio e lo ha ottenuto attraverso le tecniche di fecondazione assistita. Ha pagato l’intervento ai medici ed era disposta a pagare anche la donna che si era assunta l’onere e la fatica della maternità. È giusto tutto questo? Qualcuno afferma che l’embrione non è persona, quindi è disponibile perché semplice materiale biologico. In passato anche gli schiavi non erano considerati uomini come gli altri e per questo erano comperati, sfruttati, uccisi. La situazione è seria e preoccupante, perché quando si ritiene di potere esercitare su un altro i diritti fondamentali come il far vivere o morire significa che siamo in un contesto per certi versi ‘barbaro’. E questo, nonostante tutti progressi scientifici e tecnologici ottenuti nell’ultimo secolo”. Per il teologo, “si ha l’impressione che la schiavitù stia nuovamente diffondendosi nella nostra società occidentale come disprezzo dell’essere umano mentre vive la fase iniziale del suo sviluppo”.