NOTA SETTIMANALE. Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana

Giovanni Paolo II rilancia. Rilancia la dottrina sociale a dieci anni dalla grande enciclica Centesimus Annus. E ancora una volta gioca per la libertà. Il discorso alla Pontificia accademia delle Scienze sociali imposta infatti in termini organici il confronto con la “globalizzazione”. In sé la globalizzazione non è né un bene né un male: è ciò che noi, umanità, permettiamo o vogliamo che sia.
E allora il Papa dice chiaramente che non ci sta. Non ci sta a fare del processo di globalizzazione e in concreto del sistema di mercato una “nuova cultura”. Non sta al gioco della mercificazione, che tenta di contrabbandare per processi necessari e non connotati in senso politico ed economico “l’assoluta relativizzazione dei valori e l’omogeneizzazione degli stili di vita e delle culture”. Attenzione: non si tratta di discorsi astratti di macroeconomia: in gioco c’è l’indirizzo della nostra vita sociale, tanto nei paesi del Sud del mondo, quanto qui da noi. Se per i paesi poveri sono in vista nuove e più stringenti forme di colonialismo, qui è in gioco la nostra identità e la nostra libertà.
E’ quindi nuovamente il momento della dottrina sociale. E’ il momento dell’impegno di riflessione, ma anche dell’azione nella società. La partita è quella di sempre: in nome della persona umana, in un momento in cui è mercificabile persino il codice genetico. Centodieci anni di dottrina sociale, che ricorrono proprio in questi giorni, dicono con chiarezza qual è il posto della Chiesa e dei cattolici: è a difesa del bene comune, che concretamente passa attraverso le singole persone e le singole formazioni sociali. Ancora una volta si tratta di smascherare quella falsa idea di libertà che aliena e appiattisce sull’interesse.
Questo non significa assolutamente erigere delle barriere o indulgere alla tentazione della chiusura. Non significa rifiutare la modernità o la modernizzazione. Al contrario, significa fare appello, come Giovanni Paolo II ha fatto nel discorso programmatico alla Pontificia Accademia per le Scienze Sociali, “a tutti gli elementi creativi presenti nella società”. Nello specifico per promuovere una globalizzazione che sia invece al servizio delle singole persone e delle singole comunità, più in generale per reagire ad ogni forma di prevaricazione. La dottrina sociale è nata mentre sulla questione sociale si impostavano rivoluzioni che sono diventate le peggiori dittature. Da centodieci anni, quanti ci separano ormai dalla Rerum novarum, continua ad essere un preciso riferimento per ogni autentico processo di liberazione.