Trattamento del cittadino straniero secondo “equità e giustizia”; programmazione dei flussi migratori seguendo non il “tornaconto nazionale” ma le “esigenze di solidarietà internazionale”; lotta all’immigrazione irregolare e clandestina. In una parola: il fenomeno dell’immigrazione chiede al Paese di “mettere in atto la virtù della solidarietà” sviluppando a tutti i livelli “una cultura dell’accoglienza”. Sono alcune delle richieste che la Caritas Italiana, l’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro e la Fondazione Migrantes, organismi pastorali della Cei, propongono all’attenzione della comunità nazionale in prossimità dell’appuntamento elettorale del 13 maggio. “La solidarietà accogliente – affermano gli organismi della Cei in un “commento” comune alla recente dichiarazione dei vescovi europei (Comece) sull’immigrazione – garantisce un trattamento del cittadino straniero secondo equità e giustizia, lontano da ogni emarginazione e sfruttamento in particolare nei rapporti di lavoro”. Ma si esprime anche in “una autentica educazione civica e morale” che “mette in guardia contro facili pregiudizi, umori, linguaggi, enfatizzazioni e generalizzazioni che deformano l’immagine dell’immigrato che è già tra di noi e ne fanno facilmente il capro espiatorio di disagi e disfunzioni che hanno ben altra origine”. “La solidarietà – proseguono gli organismo della Cei – si esprime anche verso coloro che dalla necessità sono tuttora spinti ad emigrare e sollecita una effettiva programmazione di nuovi ingressi”. A questo proposito, la Cei precisa che una reale apertura ai nuovi flussi migratori deve essere motivata “non soltanto da calcoli di tornaconto nazionale, ma pure e prioritariamente da esigenze di solidarietà internazionale”. “Al compito di regolamentare l’immigrazione – prosegue la dichiarazione – è parallelo per lo Stato il compito di contrastare efficacemente l’immigrazione irregolare e clandestina”. Infine il problema dei rifugiati e il diritto d’asilo. “Purtroppo – scrivono gli organismi della Cei facendo riferimento alla Convenzione di Ginevra – l’Italia si trova in intollerabile ritardo nei confronti degli altri Paesi per la mancata approvazione al termine della passata legislatura della legge sull’asilo”.