“La maggiore risorsa sono le persone, più di tutte le tecnologie è importante la testimonianza personale, nessuno ama l’istituzione di per sé ma ama qualcosa di vivo, come può essere la Chiesa viva che è madre”.
Così Francis Maier (Denver, Stati Uniti) Responsabile delle comunicazioni della diocesi di Denver e assistente speciale dell’arcivescovo Charles J. Chaput, ha spiegato in sintesi quale dovrebbe essere l’approccio della Chiesa nei confronti dei mass media.
Intervenendo al congresso “Comunicazione di qualità fra Chiesa e media Gli uffici stampa delle diocesi e delle conferenze episcopali” organizzato dalla Pontificia Università della Santa Croce Maier ha raccontato che: “l’Arcivescovo di Denver Charles Chaput riceve molti messaggi via e-mail e risponde personalmente da diversi anni a più di 100 messaggi ogni giorno. Potrebbe delegare questo lavoro al suo staff ma ha deciso di rispondere personalmente lui perché questo è uno dei modi in cui sostiene ed incoraggia il rapporto personale. Se scrivi al Vescovo stai certo che ti risponderà entro una settimana e che la tua lettera è finita esattamente nelle sue mani. Sembra una piccola cosa ma mostra la cura del Pastore per il suo gregge. Nessuno potrà dire che il Vescovo li ha ignorati. Inoltre in questo modo il Vescovo costringe il suo staff a comportarsi nello stesso modo così che si evitano problemi di isolamento e si favorisce l’epansione del lavoro di avvicinamento alla gente, tutta la gente anche i giornalisti. Per questo l’Arcicvescovo ha fornito il suo telefono di abitazione ai due maggiori cronisti della città”.
Maier ha concluso dicendo: “i giornalisti del NYT non sono più intelligenti di noi, non sono più bravi di noi. Nel nostro lavoro dobbiamo però offrire altrettanta competenza, professionalità e pacatezza. Dobbiamo mostrare la capacità di perdonare che deve essere propria del cristiano anche nei riguardi dei giornalisti critici”.