Quale “modello” di unità può essere proponibile alle Chiese cristiane europee? A pochi giorni dalla firma ufficiale della Carta ecumenica (il 22 aprile) a Strasburgo, nell’ambito dell’Incontro ecumenico europeo organizzato dal Ccee e dalla Kek, i responsabili delle Chiese e i cento giovani delegati si interrogano su come applicare concretamente i contenuti del documento in ogni realtà locale. Il metropolita Daniel, della Chiesa ortodossa rumena, ricorda che “Cristo nel Vangelo non dà modelllli presi da questo mondo, ma chiede di essere uno come Padre, Figlio e Spirito Santo sono una sola persona”. Allo stesso modo, “se riusciamo ad ascoltare l’altro e a vedere nell’altro il volto di Cristo, allora possiamo passare dalla polemica al dialogo, dal confronto alla cooperazione, dall’interpretazione separata delle Scritture all’interpretazione comune”. Ma, si chiede Daniel, “possiamo dare un modello ad una famiglia per suggerirle come amare? Ciascuno ha il suo modo di amare”. Un suo suggerimento è quello di mettere in pratica una sorta di “ecumenismo filantropico: se organizziamo insieme ospedali, opere sociali, e mostriamo che lo Spirito di Cristo è nelle nostre Chiese, allora il modello è convincente. Se ogni Chiesa ama Dio e il prossimo allora il modello verrà”. Per il cardinale Karl Lehmann, presidente della Conferenza episcopale tedesca, “ogni Chiesa può trovare nella Carta molti stimoli, ora occorre vedere in che misura ci sarà il processo di accettazione. Speriamo che tra 3 o 5 anni riusciremo a vedere qualche risultato”. Nel 2003, nel corso della prossima assemblea delle Chiese europee – come è stato annunciato nel corso della conferenza stampa – uno dei punti all’ordine del giorno sarà appunto la valutazione della recezione della Carta nelle diverse realtà locali.” “” “