25 APRILE: IL SETTIMANALE DIOCESANO DI PORDENONE RICORDA LA “FERITA” ISTRIANA

Sulla celebrazione del 25 aprile, festa della Liberazione ancora “vincono in troppi di noi le visioni soggettive o le partigiane distorsioni” nonostante “gli inviti di Ciampi, Mancino e Violante, a voler guardare la storia con sereno equilibrio e appassionata giustizia”. E’ quanto scrive Guido Porro nell’editoriale del prossimo numero del settimanale diocesano “Il Popolo” di Pordenone.” “Secondo Porro “il 25 aprile conserva per l’Italia il valore di una autentica liberazione e di un indescrivibile sollievo. Chi però vive da queste parti, tra friulanità e venezianità, avverte, in questi stessi giorni, un senso di ‘oppressione’ ed esige che la pace sia intesa e vissuta anche come presenza di giustizia”. Il riferimento è al popolo dei “350.000 esuli giuliani fiumani o dalmati” che “sente che alla Patria è stata rapinata un’intera Regione e che una frattura storica, geografica, politica, sociale, religiosa e umana si è verificata sulla porta di casa”. “La ferita sanguina ancora un poco” prosegue Porro, che nota: “Solo Ciampi, nel Natale del 2000, ha ricordato agli italiani la tragedia delle terre giuliane e dalmate”. “La libertà soffre ancora. Adesso temo che i prossimi vincitori delle elezioni faranno di tutto per strumentalizzare l’Istria e la Dalmazia. La libertà di onorare quanto è capitato sul confine orientale d’Italia non dovrebbe esser resa zoppa dalle visioni partigiane dei due Poli”. “Perché nessuno porta un fiore del 25 aprile agli undici sacerdoti martirizzati in Istria tra il 1943 e il 1945, che chiedevano solo di essere liberi di predicare il Cristo Gesù? Quella del 25 aprile – conclude Porro – è veramente una libertà che deve crescere e far strada specialmente tra i nostri giovani”.” “