CCEE: MONS. GRAB, “L’EUROPA NON SIA UNITA SOLO DALL’ECONOMIA E DALLA FINANZA”

“L’Unione europea non può essere unicamente di tipo economico e finanziario. L’Europa non potrà neanche realizzare un’unità politica veramente duratura se non sarà fedele alla sua vocazione più profonda che le deriva dalle sue radici, tra le quali riveste un’importanza particolare il messaggio evangelico. In questo senso il Ccee nei suoi simposi torna sempre alla preoccupazione dell’inserimento della fede in una Europa che deve essere quella delle culture, dei valori e delle virtù cristiane ed umane”. E’ la prima dichiarazione rilasciata questa mattina a Strasburgo da mons. Amédée Grab, all’indomani della sua elezione a presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) da parte dell’assemblea plenaria dei 34 vescovi europei. Il primo impegno oggi per le Chiese d’Europa, dice mons. Grab, è “l’annuncio della fede” secondo “l’ispirazione più ricca, completa e più bella che viene dalla Tertio millennio ineunte che il Santo Padre ci ha regalato il 6 gennaio”. “Ci sono – ha aggiunto il vescovo – tanti motivi di speranza come l’incontro ecumenico che si apre oggi a Strasburgo su iniziativa del Ccee e della Cec che già ha sensibilizzato molte persone. L’incontro prolunga l’avventura di Basilea dove le Chiese d’Europa si erano incontrate nel 1989. Avventura – ricorda il vescovo di Coira – che è proseguita a Graz nel 1997”. Tracciando un bilancio sullo stato del dialogo ecumenico in Europa mons. Grab fa riferimento ai problemi che la Dominus Iesus ha creato in alcuni ambienti ma ricorda anche l’esperienza di collaborazione tra le Chiese che si sta portando avanti in Svizzera ed aggiunge: “Niente dunque è irreparabile per chi crede che il Signore guida la sua Chiesa e che lo Spirito Santo non si rifiuta mai a chi lo invoca”. “Non sono comunque mancate – aggiunge il vescovo – le manifestazioni di anelito ecumenico durante l’anno giubilare del 2000. E sono convinto che i giovani che sono venuti a Strasburgo sono loro stessi portatori di una grande speranza. L’annuncio del Vangelo non può prescindere dall’apertura dei giovani al mistero di Cristo”. I cristiani d’Europa sono chiamati, ha concluso il presidente de Ccee, a vivere nella casa dell’ecumenismo. “La casa – ha detto – è il luogo della famiglia dove si vive anche con persone con le quali non si è raggiunta una perfetta unione di sentimenti e convinzioni. La casa è il luogo in cui c’è la volontà di stare insieme e per i cristiani l’ecumenismo è la casa dove vivere per il fatto che Dio stesso ci invita nella sua casa e rende possibile questa comunità”.