Anche se “non tutti i cristiani sono chiamati ad essere politici di professione, tutti devono però interessarsi alla politica e partecipare attivamente alla vita politica del proprio Paese”, in particolare in occasione delle elezioni. L’appello viene dall’ultimo numero di “Civiltà cattolica”, di cui oggi vengo o anticipate le bozze, e nel quale si invita il cristiano impegnato in politica ad agire, appunto, “da cristiano”, promuovendo uno Stato e una società più “umani”. A proposito della prossima tornata elettorale del 13 maggio, i gesuiti precisano: “Salvo che non si sia seriamente impediti, bisogna avere fondati motivi per non partecipare al voto per la scelta di coloro che dovranno governare il Paese sia a livello statale e regionale, sia a livello provinciale e comunale, nella convinzione che il proprio voto non sarà irrilevante, ma inciderà significativamente sulla vita delle persone e delle famiglie e sulle prospettive di sviluppo culturale, economico e morale del Paese, ormai inserito in una realtà – l’Europa – assai più vasta, per cui quanto avviene in Italia ha importanti riflessi e conseguenze anche a livello europeo”. In particolare, ammonisce “Civiltà Cattolica”, il cristiano “non può dare il suo voto a forze politiche dichiaratamente anticristiane o che sostengono programmi legislativi in radicale contrasto con i principi morali cristiani nel campo della famiglia, dei comportamenti sessuali, della bioetica e della tutela della vita umana e della dignità della persona”, così come “a forze politiche che, pur dichiarandosi cristiane, si allontanano in punti essenziali della dottrina sociale della Chiesa”. Tra questi ultimi, la rivista sottolinea “l’impegno primario per la giustizia sociale, e quindi l’impegno a risolvere i problemi del lavoro e dell’occupazione, l’attenzione alle fasce più deboli della popolazione e allo sviluppo delle aree meno favorite del Paese, nonché alle difficili situazioni delle famiglie con bambini piccoli e con anziani, spesso non autosufficienti, e alle condizioni umane e lavorative degli immigrati”.