Pasqua di guerra in Terra Santa. Ma nelle parole del patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, c’è un appello alla pace e alla speranza. “La Resurrezione è per noi – ha detto il patriarca latino nell’omelia della Messa di Pasqua – che viviamo nei nostri corpi e nelle nostre anime la lotta fra i nostri due popoli in questa terra, un richiamo alla dignità dell’uomo e alla visione dell’immagine di Dio in ogni essere umano, base di tutti i diritti e doveri”. Sabbah, rivolgendosi ai fedeli riuniti per la celebrazione pasquale nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, ha così proseguito: “La forza militare o altro non potrà mai sostituirsi a questi diritti né cancellare l’immagine di Dio, anche se si insiste oggi sul diritto del più forte e sulla forza che si impone attraverso gli assedi, i bombardamenti o gli attentati. Tutto questo – e sono mezzi che possono demolire delle case, uccidere delle persone – non può tuttavia sopprimere l’anima di un popolo né può cancellare l’immagine di Dio da alcuna persona umana, né uccidere la speranza”. Il patriarca ha invitato tutti i fedeli a sapere essere, con l’aiuto di Gesù, “cristiani coraggiosi e fedeli alla nostra Chiesa e alla nostra società”. Inoltre la celebrazione della Pasqua nella stessa data per tutte le confessioni cristiane, per Sabbah è stato “un segno che ci ricorda la volontà di Dio, il quale vuole che camminiamo insieme verso l’unità. Chiediamo a Dio di fare di questa Pasqua una sorgente di grazie e di maggior unità fra tutte le Chiese”. Infine, la Resurrezione, ha detto il patriarca latino, “è per noi religiosi un appello a un più intenso dialogo, a un maggior rispetto e comprensione reciproca. I capi religiosi credono in Dio, per annunciare la sua parola, per liberarla da ogni razzismo e da ogni sorta di discriminazione. Annunciano la parola di Dio per resistere a ogni forma di oppressione, di umiliazione dell’uomo o di negazione dei suoi diritti”.