Un invito “a passare qualche momento della vigilia o del giorno di Pasqua in piazza Vittorio Emanuele a Roma, strappata a fatica per due giorni alla propaganda razzista, ai rastrellamenti, ai pestaggi e alla paura e affidata alla comunità del Bangladesh per celebrarvi il loro Capodanno” viene da Dino Frisullo, attivista per i diritti umani delle popolazioni curde, che ricorderà in quell’occasione anche la tragica vicenda di Ali Bolukbas, un giovane curdo di 20 anni trovato impiccato alla catenella dello sciacquone nel centro Caritas di Gorizia alla vigilia della Domenica delle Palme. “Ali veniva da Aksaray, miserabile periferia di profughi nella grande Istanbul – dice Frisullo – forse perchè sognava di essere alla fine del suo personale esodo e invece s’era ritrovato in mano un foglio di via. Fuggiva, Ali, anche per essere libero di parlare e sentir parlare quella lingua negata, nella quale cento donne sue sorelle e madri speravano di essere salutate dal Papa all’Angelus di Natale, e non lo furono”. Questa Pasqua – aggiunge Frisullo – sarà “tristissima anche per Arif Shah, pakistano, da dieci anni in Italia, che non ha potuto vedere suo padre morto e non potrà vedere sua madre morente. Da una settimana non fa che bere e ubriacarsi disperatamente per dimenticare, ha lasciato il suo onesto lavoro di camionista perchè un funzionario ligio alla legge gli ha negato il rinnovo del permesso di soggiorno solo perchè dopo dieci anni aveva fatto causa a chi lo sfruttava ed era rimasto disoccupato”. “E non sarà una buona Pasqua – conclude – per i tremila che attendono a Roma, e i trentamila che attendono in Italia, da tre anni, di vedere esaudita la loro speranza di legalità”.” “” “