“L’eutanasia “è fuori da qualsiasi criterio medico-scientifico e da essa i medici dovrebbero prendere le dovute distanze”, perché “togliere la vita ad un paziente è un falso modo di eliminare il problema del dolore e della sofferenza”. Commenta così Antonio G. Spagnolo, direttore dell’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica di Roma, il “via libera” dato dall’Olanda all’eutanasia, da oggi ufficialmente divenuta legale per la prima volta nel mondo. Le nuove norme approvate dal Senato olandese, in particolare, stabiliscono che anche i minorenni potranno chiedere la “dolce morte” (tra i 12 ai 16 anni è, però necessaria l’autorizzazione dei genitori) e che i medici sono esclusi da ogni responsabilità legali, nel momento in cui somministrano l’eutanasia attiva. “Obiettivo della medicina e compito dei medici – precisa Spagnolo – è quello di curare, di alleviare le sofferenze, di accompagnare il paziente verso la morte non di essere artefici della morte”. Per questo il ricorso all’eutanasia rappresenta un “modo di affrontare i problemi dei pazienti gravemente malati anacronistico e rudimentale”, visto che “la medicina palliativa ha fatto tanti progressi, ha istituito scuole di perfezionamento e di specializzazione, cattedre e progetti di ricerca”. Per Spagnolo, quindi, “sembra un paradosso che si arrivino a legittimare con una legge azioni che nulla hanno di medico”, e che sono anzi “pseudosoluzioni” che scoraggiano la ricerca nel campo delle cure palliative e dell’assistenza al malato. “Chi mai – obietta, infatti, il direttore dell’Istituto di Bioetica – penserà di ‘perdere tempo’ a ricercare nuovi farmaci per sedare il dolore o nuovi interventi palliativi, se molto più facilmente ed economicamente vantaggioso essi saranno autorizzati ad eliminare il dolore eliminando i malati?”. ” “” “” “