CHIESA E ZINGARI: UN APPELLO DA TRENTO, PASQUA IN UN CAMPO DI VERONA

La missione tra rom e sinti: un’azione pastorale in cui ci sono tutte le premesse per “fare un salto di qualità mediante una riflessione teologica sugli zingari”. Ne è convinto don Bruno Nicolini, assistente della Missione cattolica rom e sinti e cappellano dei nomadi nella diocesi di Roma. Come si legge nell’ultimo numero del settimanale diocesano “Vita trentina”, don Nicolini ha recentemente lanciato una sollecitazione agli studenti di teologia del Seminario del capoluogo tridentino. “La Chiesa di Trento – ha detto – dovrebbe riprendere quello slancio con cui alla fine degli anni Cinquanta ha avviato la sua missione fra gli zingari con un progetto pastorale specifico”. Una scommessa e una sfida che richiedono un’approfondita riflessione teologica: attraverso la ricerca storica sulla vita e la cultura dei nomadi, spiega il sacerdote, “possiamo avere una conoscenza più pregnante di Dio stesso, che si è fatto pellegrino nella storia di ogni uomo e di ogni tempo”. Di qui il volume “La Chiesa cattolica e gli zingari”, (ed. Lacio Drom 2000), che contiene saggi e articoli di vari studiosi ed esperti sulla condizione nomade in Europa dal 1450 ad oggi. Secondo mons. Piero Gabella, direttore dell’Ufficio per la pastorale dei rom e dei sinti, i nomadi presenti sul territorio nazionale sono circa 130/150mila. Con la “Giornata del perdono” del 12 marzo 2000, rimarca don Nicolini, l’itinerario di riavvicinamento e riconciliazione tra Chiesa e nomadi ha raggiunto il suo apice con la richiesta di perdono del Papa “per le parole e i comportamenti dei cristiani nei confronti dei gruppi sociali più deboli, come quello degli immigrati e degli zingari”. Eppure c’è ancora molta strada da fare, commenta Pinuccia Scaramuzzetti che con don Francesco Cipriani opera in una comunità cattolica rom all’interno di un campo stabile a Verona nel quale verranno celebrate le funzioni della Settimana santa e la liturgia di Pasqua. “Tra gli italiani, anche cattolici – spiega -, sussiste un atteggiamento di diffidenza e pregiudizio verso i nomadi difficile da sradicare”.