Dopo dieci anni siamo ancora lì: l’istituto del referendum e i sistemi elettorali: i temi della transizione politica italiana si rincorrono.” “I candidati e le liste sono ormai stati presentati. Ma come dimenticare le unanimi e speculari deprecazioni dei leader grandi e piccoli usciti dalle stanze fumose in cui si assegnavano collegi sicuri e si paracadutavano peones e cavalli di razza su e giù per lo Stivale? Tutti, unanimemente, dall’ulivo alla casa delle libertà, passando per democrazia europea, l’Italia dei valori, i radicali di Pannella e Bonino, la fiamma tricolore, per ora priva di simbolo, e rifondazione comunista, che non è riuscita a cancellare il simbolo dei comunisti italiani, deprecano un sistema elettorale che realizza proprio il contrario degli obiettivi che erano stati con grande spolvero affermati non più tardi del 1993. Ma chi si ricorderà di queste unanimi e sensatissime considerazioni una volta formato il quattordicesimo parlamento della storia repubblicana?” “Eccoci ora al referendum, introdotto ormai più di trent’anni fa nel nostro ordinamento in attuazione di una norma costituzionale fondamentale ed innovativa.” “Il referendum abrogativo è stato lo strumento di cambiamento istituzionale dell’inizio degli anni novanta: il suo abuso ha comportato il fallimento delle ultime consultazioni. Ora si discute di un altro tipo di referendum, quello confermativo, parimenti previsto dalla costituzione e mai fino ad ora indetto, perché tutte le riforme costituzionali erano state approvate con l’ampia maggioranza dei due terzi del parlamento. Ma la riforma cosiddetta “federalista” aveva avuto un voto minore, dunque tanto il centro-sinistra, che l’aveva voluta, quanto il centro-destra, che l’aveva avversata, hanno chiesto, nelle forme costituzionali, il parere dei cittadini. Non basta: si è inserita anche l’iniziativa di un referendum “consultivo” promosso dalla regione Lombardia. Sono due cose completamente diverse ma la parola referendum è la stessa, così da generare conflitti e confusioni e assecondare l’italica semplificazione: buttare tutto in politica, cioè nel gioco degli schieramenti.” “I meccanismi istituzionali sono come la cristalleria: devono essere maneggiati con cura e con responsabilità. Non ci vuole niente per fare cocci irrimediabili cioè, fuor di metafora, per fare ulteriormente scemare la fiducia e la partecipazione dei cittadini, senza la quale evidentemente la democrazia si corrompe e degenera. Andiamo dunque a votare ma con la memoria lunga e la coscienza vigile, ricordando al nuovo parlamento che non può permettersi di eludere almeno questi due temi di riforma istituzionale. ” “