“Risposte adeguate ai bisogni primari, raggiungimento di condizioni di vita dignitose, integrazione sociale, migliori trattamenti possibili, valide relazioni affettive, autonomia e lavoro”. Per una efficace tutela della salute mentale in Italia questi sono gli obiettivi prioritari stabiliti nel Manifesto per la salute mentale presentato oggi a Roma, in contemporanea con l’inaugurazione della “nuova” Consulta nazionale per la salute mentale, promossa dalla Funzione pubblica Cgil, Psichiatria democratica, Unasam, Arci e Cittadinanza Attiva, insieme a Caritas italiana in qualità di invitato permanente. La Consulta è nata in realtà nel ’93 e oggi si definisce “nuova” per l’adesione della Caritas italiana e di Cittadinanza attiva. Il Manifesto, spiegano i promotori della Consulta, “vuole rappresentare anche un contributo alla Giornata mondiale della salute mentale” che ricorre il 7 aprile. Nel testo si ricorda il suo impegno principale nella lotta “contro il pregiudizio sociale” ed il “mito del ‘matto’ incurabile ed inguaribile” e la volontà di “superare i luoghi psichiatrici della separazione, dell’allontanamento e della contenzione” attraverso “la chiusura definitiva di tutti gli ospedali psichiatrici”. In questo senso la Consulta “opera per l’attuazione su tutto il territorio nazionale del Progetto obiettivo tutela della salute mentale”, proponendo, in contrapposizione, “una psichiatria di comunità, organizzata sulla presenza di reti di protezione e di servizi sul territorio, aperti anche 24 ore su 24”. Per questo viene ritenuto “fondamentale l’associazionismo degli utenti, dei familiari e degli operatori, il volontariato, l’auto-mutuo-aiuto, l’impresa e la cooperazione sociale”. Nel corso della conferenza stampa sono stati forniti anche alcuni dati sul disagio psichico in Italia: circa il 20-25% della popolazione sopra i 18 anni, nel corso di un anno, soffre di almeno un disturbo mentale significativo. Ma i servizi specialistici trattano solo il 10% delle persone affette. Dalla rilevazione Istat relativa al trimestre settembre-dicembre 1999 risulta che il 3,8% della popolazione italiana (2.170.000 persone) lamenta disturbi come depressione, anoressia, bulimia. Circa 600.000 soffrono di disturbi gravi.” “” “” “” “