“Né polemiche, né reciproche delegittimazioni, ma dibattito ed esposizione chiara dei programmi sui temi di maggior rilievo istituzionale, sociale ed economico, ma anche culturale, morale ed educativo”. E’ quanto ribadiscono i vescovi, nel Comunicato finale del Consiglio episcopale permanente, diffuso oggi dalla Cei, nel quale a proposito della tornata elettorale del 13 maggio si torna a chiedere agli italiani “nessun assenteismo, né circa l’esercizio del voto né tantomeno sulla coerenza delle scelte”. Dopo aver rilanciato l’appello, fatto dal card. Camillo Ruini, presidente della Cei, nella prolusione “a riconoscere il valore e la non sostituibilità della politica per il bene del Paese”, i vescovi ripetono che “la Chiesa, quindi il clero e le varie realtà ed espressioni ecclesiali, non intendono coinvolgersi con alcuna scelta di schieramento politico o di partito” e confermano il no alla “diaspora” culturale dei cattolici. L’elenco dei “valori e contenuti qualificanti della dottrina sociale della Chiesa che non possono mancare nella costruzione del tessuto sociale e nell’elaborazione politica” segue quello della prolusione del card. Ruini, a cominciare dal “primato e la centralità della persona alla luce dei principi di solidarietà e sussidiarietà, in connessione con l’evolversi del costume e lo sviluppo delle scienze e delle tecnologie” e dalla “tutela della vita umana in ogni istante della sua esistenza”, fino ad arrivare all’impegno “per la costruzione dell’unità europea” e alla promozione dei temi “della pace e della salvaguardia del creato, della giustizia e della solidarietà internazionale”. Tutto ciò, concludono i vescovi, per “evitare indebite selezioni tra i valori dell’etica e della dottrina sociale cristiana per una visione integrale della persona umana”, e per “prestare attenzione alle qualità morali, alla competenza dei singoli candidati, ai contenuti concreti dei programmi, ai comportamenti e orientamenti delle forze politiche”.