Il “principio di sussidiarietà”, che ispira l’azione della Conferenza Episcopale Italiana in rapporto alle Chiese particolari, “si può applicare anche al mutamento in atto del contesto sociale italiano, avviato verso una profonda riforma istituzionale e legislativa che ridisegna i luoghi decisionali”. E’ quanto si legge nel Comunicato finale del Consiglio permanente della Cei, diffuso oggi, nel quale si invitano le comunità ecclesiali a “cogliere i riflessi strutturali” delle riforme in atto, “per un coerente adeguamento”. I vescovi, in particolare, evidenziano “alcuni degli aspetti di novità legati al decentramento amministrativo e alla nuova legislazione sui servizi della persona: la pari dignità costituzionale degli enti territoriali che costituiscono la Repubblica; l’estensione della potestà legislativa riconosciuta alle regioni e la soggettività anche internazionale attribuita alle medesime; la centralità amministrativa del comune; il cosiddetto federalismo fiscale; la previsione della sussidiarietà ‘verticale’ o ‘orizzontale'”. Si tratta, si legge nel comunicato, di “un nuovo assetto organizzativo della società che stimola la responsabilità delle comunità locali e richiede un maggiore impegno di attenzione e di presenza soprattutto a livello di Conferenze Episcopali Regionali”. I vescovi suggeriscono anche alcuni campi in cui i nuovi spunti offerti dalle riforme in atto possono essere (e in parte già sono) applicati, come quello delle riforme scolastiche e di “alcune normative che toccano l’animazione sociale del mondo giovanile”; da sollecitare, infine, un “patto educativo” che coinvolga “la scuola, la famiglia, la parrocchia e le aggregazioni laicali”. ” “” “