L’Onu lo ha voluto come “Anno internazionale del dialogo tra civiltà”. Ma la vicenda delle relazioni internazionali di questo avvio di secolo pare fatta apposta per smentire questi buoni propositi: Intifada in Terrasanta, bombe su Baghdad, Talebani scatenati, Grande Albania al posto della Grande Serbia a destabilizzare i Balcani, tempeste finanziarie incombenti nel mondo globalizzato, incapacità ormai conclamata di affrontare in termini globali la questione ambientale e, da ultimo, guerra fredda tra Usa e Cina col corollario di aerei – spia e tensioni diplomatiche. ” “E’ solo un rapido elenco di alcuni spunti di attualità: dei conflitti endemici, in Africa come nelle Molucche, del dramma della povertà nessuno di fatto si cura: sono l’ordinaria amministrazione dell’emergenza.” “”Lo spettacolo offerto dal mondo in questo mese di gennaio 2001 potrebbe far dubitare della capacità da parte della diplomazia di far regnare l’ordine, l’equità e la pace tra i popoli”, aveva osservato Giovanni Paolo II nell’annuale discorso al Corpo Diplomatico. I mesi successivi, che sono stati i primi della nuova amministrazione americana, dopo l’insediamento di George Bush jr., hanno confermato in pieno queste osservazioni.” “L’unica superpotenza, alle prese ormai da una dozzina di anni con la questione del “nuovo ordine mondiale” non sembra avere a portata di mano risposte di spessore: di qui il senso di precarietà che sembra emergere come chiave complessiva di lettura e come percezione condivisa. La partita che sembra aprirsi con l’incidente dell’isola di Hainan prefigura certamente uno dei temi politico-strategici dei prossimi decenni, già chiaramente annunciato. Ma, com’è stato per la “guerra fredda” la soluzione non può stare sul piano militare, ma su quello della civiltà.” “Ritorna così l’incessante appello del papa, un Papa che ha fatto la storia di questo passaggio di millennio, “per costruire la civiltà dell’amore … [che] poggia sulla consapevolezza che vi sono valori comuni ad ogni cultura, perché radicati nella natura della persona”. Aveva detto al Corpo diplomatico, indicando un traguardo comune: “Cosa vi è di più comune a tutti della natura umana? Sì, in questo inizio di millennio, salviamo l’uomo! Salviamolo tutti insieme!”.” “Eccolo allora pronto a varcare confini che sembravano preclusi: sono le imminenti mete di Damasco, di Atene, dell’Ucraina, in cui riprende il grande dinamismo del Giubileo. Eccolo bussare ai confini ancora chiusi: da Mosca appunto alla Cina. Senza stancarsi, incessantemente aprendo porte di speranza.” “” “” “