CARD. HOYOS: GRATA E VELO, “LE FORME LITURGICHE DELLA CONFESSIONE NON CAMBIANO”

“Le forme liturgiche della confessione non sono cambiate”, ha tenuto a precisare il card. Dario Castrillon Hoyos, prefetto della Congregazione per il clero, presentando questa mattina la consueta lettera del Papa ai sacerdoti per il Giovedì Santo. “Quante ore dedicate ai confessionali ‘assaliti’ dai pellegrini e penitenti, durante l’anno giubilare!”, ha ricordato il cardinale. Tuttavia, ha spiegato, questa rinnovata popolarità del Sacramento della Riconciliazione non deve indurre a modificarne le forme di esercizio. “La forma ordinaria resta quella del confessionale con la grata e con il velo”, ha detto Castrillon Hoyos. Anche perché “il penitente ha pieno diritto alla privacy, cioè non essere riconosciuto dal sacerdote. E lo stesso vale per il sacerdote, che non voglia essere riconosciuto dai penitenti”. Senza escludere, però, che “ci possono essere anche altre modalità della confessione, se il penitente lo desidera”. Ad esempio confessarsi seduti, faccia a faccia, accanto al sacerdote: “Ciò che conta – ha spiegato il prefetto della Congregazione per il clero – è la coscienza della sacralità del Sacramento della Penitenza. E’ un atto di fede e non un dialogo psicologico tra amici. Anche se il penitente non piega le ginocchia, quello che conta è che inginocchi il cuore”.” “Per quanto riguarda le altre forme liturgiche della confessione, il cardinale ha ricordato che il Papa sollecita a riscoprire “le liturgie penitenziali comunitarie”, che si concludono con la confessione e l’assoluzione individuali. Per quanto riguarda invece la terza forma liturgica della confessione, prevista dal can.961, vale a dire le confessioni collettive, Castrillon Hoyos ha affermato che esse sono ammesse solo “in circostanze molto particolari. Cioè quando manchi il sacerdote o la comunità sia in pericolo. E, in ogni caso, il penitente deve poi accostarsi quanto prima al Sacramento della Penitenza individualmente “.” “