SCUOLA: DE PIERI (PADOVA), “GUAI A CHI STRUMENTALIZZA PER FINI POLITICI I RAGAZZI”

In Italia c’è troppa ideologia, dura a morire” e questo impedisce al mondo della scuola di darsi una riforma. “Ciò disorienta le famiglie e mette i giovani in grave disagio perché non sanno più che cosa la scuola contenga e offra”. E’ il parere espresso – all’indomani degli Stati generali indetti dal ministro Moratti – da Severino De Pieri presidente del comitato scientifico della fondazione Bortignon per l’educazione e la scuola della diocesi di Padova in un’intervista rilasciata al settimanale “La difesa del popolo” della diocesi di Padova. De Pieri ricorda che nelle grandi ricerche nazionali (Censis, Iard, Cospes, ecc), i ragazzi “manifestano un profondo disagio perché vedono la scuola lontana dal mondo del lavoro e dalla società. Essi presentano domande nuove, esprimono linguaggi moderni, ma non vengono spesso capiti e accolti nelle loro istanze. Trovano pertanto una scuola ancora molto legata al passato, autoreferenziale, più preoccupata dei problemi dei docenti che delle istanze giovanili aperte verso il futuro”. La posta in gioco è alta. “Stiamo andando verso una scuola europea e stiamo formando in parte le nuove generazioni”. Ma in Italia c’è ancora troppa ideologia e quando i ragazzi “si accorgeranno di essere stati strumentalizzati a fini politici da personaggi che stanno dietro di loro e non hanno il coraggio di mostrare la mano che tira il sasso”, si sentiranno “traditi e abusati. Guai a chi abusa di questi ragazzi”. “Essi – aggiunge De Pieri – chiedono di essere aiutati a costruirsi secondo i valori, cercano nella scuola la risposta a un senso nella vita. I bisogni formativi di oggi sono la risposta alla domanda di senso, un’autentica autorealizzazione, il rispetto della persona, la capacità di cogliere e capire i nuovi linguaggi, la possibilità di ricerca e creatività, il coinvolgimento dei giovani in prima persona anche nella gestione della scuola”.