CRISI IN ARGENTINA: I VESCOVI, “IL POTERE ECONOMICO NON PUÒ DISTRUGGERE UNA POPOLAZIONE”

Un invito urgente a risolvere il problema della mancanza di lavoro e a “proporre politiche che alimentino la produzione e l’equità nella distribuzione delle ricchezze, per superare l’ingiusto debito sociale che pesa sulla popolazione” viene dai vescovi argentini, a conclusione della riunione della Commissione permanente che si è svolta nei giorni scorsi Buenos Aires. Nel contesto della drammatica crisi economica che ha colpito l’Argentina – la mobilitazione della popolazione, affamata e impoverita, è culminata ieri in scontri, saccheggi e violenze nei supermercati di diverse città, tanto da proclamare lo stato d’assedio del Paese – i vescovi hanno indirizzato un messaggio all’opinione pubblica e ai responsabili del Paese, nel quale invitano le parti al dialogo per superare una crisi che, a loro avviso, è “innanzitutto morale” e necessita di “un cambiamento di mentalità”: “Non è giusto mentire alla gente con promesse che non si è in grado di mantenere – affermano -, bisogna agire con assoluta onestà”. La classe dirigente, sottolineano, “deve dare l’esempio nel condividere i sacrifici della popolazione, rinunciando ai privilegi che la offendono e la impoveriscono. Bisogna capire che l’esercizio della politica deve essere un nobile, austero e generoso servizio alla comunità e non un luogo di arricchimento personale o settoriale. E anche che il potere economico non può distruggere con voracità insaziabile la salute e il livello di vita dei nostri fratelli”. In questa crisi, ricordano i vescovi, “stanno soffrendo maggiormente quelli che hanno di meno: i poveri e coloro che mancano di garanzie sociali, come i disoccupati, i piccoli impresari, produttori e commercianti, gli impiegati”. “Dobbiamo affrontare una dolorosa verità, la nostra patria è impoverita – sottolineano i vescovi argentini -: province, comuni e famiglie povere. Indebitati per generazioni e privi di un progetto nazionale che ci integri e coinvolga, abbiamo perduto credibilità presso il mondo”. Per questo, concludono, “il dialogo di cui ha bisogno il Paese deve essere una ricerca sincera della verità e del bene comune, con una costante preoccupazione nei confronti dei più poveri”.