SAFYA: P.ALBANESE (MISNA), “IN AFRICA TANTI ALTRI CASI SCONOSCIUTI”

“In Africa, soprattutto in Somalia e in Sudan, ma anche in altri Paesi del mondo, ci sono tantissimi casi come quello di Safya, di cui non si sa nulla perché l’informazione da quei Paesi non arriva in Occidente”.Lo ricorda padre Giulio Albanese, direttore dell’agenzia missionaria Misna, in questi giorni a Nairobi (Kenya), intervendo in merito alla vicenda di Safya Hussaini Tudu, la giovane donna nigeriana condannata a morte per lapidazione da un tribunale islamico per aver concepito un figlio fuori dal matrimonio. Per la concessione della grazia a Safya c’è stata una grossa mobilitazione dell’opinione pubblica italiana, comprese organizzazioni per i diritti umani, mass media e politici, che stanno intercedendo per lei presso le istituzioni nigeriane. Padre Albanese apprezza lo sforzo fatto dalla società civile per salvare la vita di Safya ma ricorda “che una volta vinta questa battaglia ce ne sono altre diecimila da combattere”. Conoscendo la realtà nigeriana, il direttore della Misna teme che la soluzione del caso di Safya “rimanga comunque un fatto isolato, perché il fondamentalismo in Nigeria è difficile da gestire ed è legato ad interessi che nulla hanno a che fare con la religione”. “Sarei contento che lo zelo degli occidentali per Safya – afferma padre Albanese – si manifestasse anche per le drammatiche vicende dell’Africa, contro i bombardamenti in Afghanistan e per le mancate ratifiche dei Trattati contro le mine antiuomo”.