GIOCO D’AZZARDO: CONSULTA ANTIUSURA,” NO ALL’APERTURA DEI CASINÒ”

“Non si costruisce col gioco la Repubblica fondata sul lavoro”. Ad affermarlo con forza è la Consulta nazionale antiusura, organismo che coordina l’attività di oltre 20 Fondazioni antiusura, in una lettera inviata oggi al Presidente del Consiglio e ai segretari di partito, a proposito dell’emendamento alla finanziaria 2002 che prevede l’apertura di casinò in 20 comuni italiani. La Consulta chiede che venga ritirato l’emendamento, documentando nella lettera gli effetti devastanti del gioco “sulla sussistenza delle famiglie a basso reddito e dei più poveri”: “Questi danni vengono deliberatamente nascosti o ignorati, come viene trascurato il prevedibile maggiore indebitamento delle famiglie man mano che viene sottratta la pensione degli anziani al ménage familiare perché impegnato nel Bingo”. Da una verifica compiuta nelle sale del Bingo, infatti, la Consulta ha potuto constatare come in mezz’ora si perdano dalle 25 alle 30.000 lire a persona, mentre il Superenalotto “immiserisce ad ogni giocata il 10% dei giocatori”. La motivazione per l’apertura dei Casinò – ossia la presenza in altri Paesi europei – secondo la Consulta non è affatto sufficiente a giustificare “le gravi conseguenze che l’averli apporta a quei popoli e a quegli Stati”. “Avevamo concepito speranza nel sentire che finalmente ci sarebbe stata una politica per la persona e la famiglia – affermano padre Massimo Rastrelli e mons. Alberto D’Urso, rispettivamente presidente e segretario della Consulta – . Ci sentiamo ora contraddetti e confusi nel vedere che si muovono volontariamente passi in senso contrario e cattivo e verso una mèta di generale danno e perversione”. I responsabili della Consulta concludono la lettera ribadendo il loro impegno nel “responsabilizzare tutti e ciascuno perché venga arginata e rimossa questa causa di perversione e di male, questa cultura consumistica e di legiferare per promuovere la dignità della persona, per il bene di un uso responsabile del denaro e dell’occupazione”.